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Ma quale famiglia hanno a cuore?

obama

Colpiscono gli strali con cui alcuni esponenti della galassia che si riconosce nel Family Day hanno accompagnato la fine della presidenza di Barack Obama, colpiscono ancora di più se vengono confrontati con l’esultanza con cui gli stessi personaggi hanno accolto l’arrivo di Donald Trump al potere.
Scrive ad esempio una commossa Costanza Miriano sul suo profilo FB: «Che nasca un bambino a Detroit o nel Nebraska, entrambi guardano lo stesso cielo stellato americano, e ricevono il respiro della vita dallo stesso creatore onnipotente. Donald Trump al discorso di insediamento. Cambia l’aria!», mentre, dal suo sito, le fa eco Gianfranco Amato con un articolo dal titolo eloquente: «Casa Bianca: il fumo di Satana esce con Obama».
Colpiscono queste reazioni se si pensa che il popolo del Family Day dice e ridice di avere a cuore principalmente i valori su cui si fonda la famiglia composta da un uomo e da una donna che decidono di vivere insieme per il resto della loro vita.
Per cogliere la contraddizione che c’è alla base di questi commenti basta confrontare l’immagine di Barack Obama che, con la moglie Michelle, mano nella mano, si avvia verso l’aereo con cui lasciano Washington, con l’immagine di Donald Trump che, tutto preso dalla fretta di salire la scalinata che porta alla dimora presidenziale lascia indietro la moglie Melania che sale dietro di lui, da sola.
Da un lato c’è la tenerezza commovente di due persone che hanno davvero deciso di vivere quell’amore coniugale così ben descritto da San Giovanni Paolo II in un discorso che aveva tenuto esattamente diciotto anni fa: «L’amor coniugalis non è solo né soprattutto sentimento; è invece essenzialmente un impegno verso l’altra persona, impegno che si assume con un preciso atto di volontà. Proprio questo qualifica tale amor rendendolo coniugalis».
Dall’altro c’è un uomo che ha alle spalle due matrimoni falliti (a causa principalmente delle sue intemperanze suessuali) e che, preso dall’entusiasmo di raggiungere finalmente la sede di quel potere che ha conquistato, si lascia dietro una moglie che potrebbe tranquillamente essere sua figlia: una situazione molto lontana da quella che, sempre perassunzione cosciente e responsabile di un impegno mediante un atto giuridico col quale, nella donazione reciproca, gli sposi si promettono amore totale e definitivo».
Viene quasi da pensare che l’idea di famiglia che sta a cuore a questi capetti in cui si riconosce il popolo del Family Day cabbia davvero poco a che fare con il messaggio evangelico. Ossessionati dal fatto che una relazione d’amore fedele, feconda e reponsabile si dimenticano che fedeltà, fecondità (nel senso più vasto di apertura ai bisogni degli altri) e assunzione di responsabilità nei confronti dell’altro, sono davvero i pilastri su cui si fonda qualunque forma di amore che vuole davvero essere coniugale (ovvero qualunque forma di amore che può fare da base solida alla nascita di una famiglia).
Si tratta di un atteggiamento che dovrebbe preoccupare la Chiesa quando si ritrova appiattita sulle posizioni di questi nemici delle famiglie omosessuali, perché si rischia di dimenticare quello spirito di responsabilità e di libertà che Gesù, nel Vangelo, attribuisce all’amore che lega due persone che decidono di metter su famiglia.

Gianni Geraci

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